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Impianti di rivelazione incendio: normativa e funzionamento

12 maggio 2026 5 min di lettura

Negli incendi i primi minuti sono decisivi. Un impianto di rivelazione e segnalazione incendio serve proprio a individuare precocemente un principio d'incendio e ad avvisare le persone in tempo per mettersi in salvo.

I rivelatori

Esistono diverse tipologie, scelte in base all'ambiente: i rivelatori di fumo ottici sono i più diffusi per uffici e abitazioni; i rivelatori di calore si usano dove il fumo è normalmente presente (cucine, autorimesse); i rivelatori di gas segnalano fughe di metano o GPL e monossido di carbonio.

La centrale e le segnalazioni

Tutti i rivelatori fanno capo a una centrale che, in caso di allarme, attiva segnalazioni ottico-acustiche (sirene e lampeggianti) e può comandare azioni come l'invio di una notifica o lo sgancio dell'alimentazione. La centrale segnala anche guasti e batterie scariche, così l'impianto resta sempre sotto controllo.

La norma UNI 9795

La progettazione e l'installazione seguono la norma UNI 9795, che definisce numero e posizionamento dei rivelatori, suddivisione in zone, percorsi dei cavi resistenti al fuoco e criteri delle segnalazioni. Il rispetto della norma è essenziale tanto per la sicurezza quanto per le verifiche degli enti preposti.

La manutenzione

Un impianto antincendio va mantenuto efficiente nel tempo: prove periodiche dei rivelatori, controllo della centrale e delle batterie, registro degli interventi. Una manutenzione regolare è ciò che garantisce che l'impianto funzioni davvero quando serve.

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